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Intelligenza artificiale nei processi di lavoro: un esperimento in aula con Consul Group

2 giorni fa
Tempo di lettura: 3 min

In questi giorni sto svolgendo con Consul Group, agenzia formativa di Brescia, un corso dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel lavoro quotidiano.

Il punto di partenza non è il marketing e non è nemmeno imparare a usare l’ennesimo strumento. È una domanda più generale: in quali processi che svolgiamo ogni giorno l’intelligenza artificiale può effettivamente esserci utile?

L’aula è particolarmente interessante proprio perché raccoglie esperienze molto diverse. Nei miei appunti compaiono una persona che lavora nell’amministrazione di una grande cooperativa sociale, una piccola impresa manifatturiera e un’esperienza professionale tra settore alimentare, comunicazione e commercio equosolidale.

Cambiano organizzazioni, dimensioni, strumenti digitali e problemi da affrontare.

Ed è esattamente quello che serve per parlare seriamente di intelligenza artificiale.


Non un corso su un mestiere, ma sui processi

Il marketing può certamente essere uno degli ambiti di sperimentazione. Si può utilizzare l’IA per costruire uno storytelling, preparare una prima versione di un contenuto, adattare un testo ai diversi canali o mettere ordine nelle informazioni disponibili.

Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo.

La stessa logica può essere applicata a molti altri processi: organizzare informazioni, analizzare documenti, preparare una comunicazione, sintetizzare materiali, confrontare alternative o trasformare appunti non strutturati in qualcosa di utilizzabile.

Il punto, quindi, non è“usare ChatGPT”,“usare Copilot” o scegliere qualsiasi altro sistema. Il punto è osservare un processo di lavoro e chiedersi quali passaggi possano essere affiancati dall’intelligenza artificiale.


Non è solo una questione di tool. È una questione di processi e governance.

Questo articolo è parte dell’esperimento

E qui arriva la parte che trovo più interessante.

Questo stesso articolo nasce durante il corso.

Sto utilizzando gli appunti raccolti in aula e sto mostrando concretamente come un agente di intelligenza artificiale possa contribuire a trasformare materiale grezzo in un testo strutturato.

Non è quindi un esempio preparato a tavolino per spiegare cosa potrebbe fare l’IA. È un utilizzo reale, nel momento stesso in cui stiamo ragionando sull’IA.

E permette anche di vedere un'altra cosa: il primo risultato dell’intelligenza artificiale non è necessariamente quello giusto.

È successo proprio preparando questo articolo. Una prima interpretazione aveva attribuito troppo peso al marketing, trasformandolo quasi nell’oggetto del corso. È stato necessario correggere il contesto, spiegare meglio l’obiettivo e chiedere all’IA di rielaborare il contenuto.

Questa sequenza è forse più istruttiva di una dimostrazione perfetta.

L’IA produce. La persona verifica. La persona aggiunge contesto. L’IA rielabora. La responsabilità del risultato rimane umana.


Persone e organizzazioni partono da situazioni differenti

Durante il corso emerge anche un'altra questione concreta: non tutte le organizzazioni hanno lo stesso ambiente digitale.

Negli appunti troviamo realtà che utilizzano Microsoft 365 e altre nelle quali convivono server aziendali, VPN, Outlook, Gmail e Google Drive.

Questo significa che applicare l’IA a un processo richiede almeno quattro domande:

  1. Quale attività voglio migliorare?

  2. Quali informazioni servono per svolgerla?

  3. Dove si trovano questi dati e attraverso quali sistemi possono essere utilizzati?

  4. Quale parte può svolgere l’IA e quale controllo deve restare alla persona?

Solo dopo arriva la scelta dello strumento.

È una distinzione sostanziale. Partire dall’IA significa cercarle qualcosa da fare; partire dal processo significa individuare dove può generare valore.


Dalla scrittura agli altri processi di lavoro

Scrivere un articolo è un caso semplice e visibile, ma il metodo è più generale.

Definire l’obiettivo, fornire il contesto, mettere a disposizione informazioni pertinenti, produrre un risultato, verificarlo e correggerlo è una sequenza applicabile a molti processi di lavoro.

E proprio l'eterogeneità dell'aula di Consul Group rende evidente un punto: probabilmente non esiste un unico modo di “adottare l’intelligenza artificiale”.

Esistono organizzazioni, persone, dati e processi differenti. Di conseguenza cambiano anche gli utilizzi sensati dell'IA.

L'obiettivo del corso diventa allora molto concreto: non imparare una collezione di prompt, ma imparare a riconoscere i processi nei quali l’IA può diventare un supporto reale, comprendendone contemporaneamente limiti, dati necessari e responsabilità.


Questo articolo, con la sua prima interpretazione sbagliata e le successive correzioni, ne è già una piccola testimonianza.

La domanda da portarsi nel proprio lavoro, quindi, potrebbe essere questa: se domani osservassimo uno per uno i processi che svolgiamo abitualmente, quali continueremmo a fare nello stesso modo e quali ridisegneremmo insieme all’intelligenza artificiale?

 
 
 

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