CIS-Unindustria: Dalla teoria agli agenti, dagli agenti ai cowork. Cosa mi hanno insegnato due giornate di aula sull'intelligenza artificiale
- 5 giorni fa
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A luglio ho avuto il piacere di tenere due giornate formative all'interno della Scuola di Intelligenza Artificiale del CIS di Reggio Emilia. La prima era dedicata al customer care, la seconda agli agenti AI. Erano due corsi molto diversi tra loro, ma accomunati da una stessa domanda: come si porta davvero l'intelligenza artificiale dentro il lavoro quotidiano?
La risposta che è emersa in aula è stata interessante perché non coincide con quella che spesso si legge online.
Molte aziende non stanno cercando l'ennesimo chatbot. Stanno cercando un modo per trasferire competenze, procedure e conoscenze aziendali dentro sistemi che possano supportare persone, processi e decisioni.
Questa è una distinzione importante.
Un conto è chiedere a un modello linguistico di rispondere a una domanda. Un altro è costruire un sistema che conosca il contesto aziendale, consulti documenti, segua procedure e operi entro regole definite. Nel primo caso abbiamo uno strumento generico. Nel secondo iniziamo ad avvicinarci a un vero agente AI.
Durante le due giornate abbiamo lavorato soprattutto su questo passaggio: dalla logica del prompt alla logica dell'incarico.
In altre parole, il tema non era "come scrivere meglio una richiesta all'intelligenza artificiale", ma "quali attività possono essere delegate e quali informazioni servono affinché l'AI le svolga correttamente".
È probabilmente questo aspetto ad aver generato il maggiore interesse.
A distanza di poche settimane, diverse aziende che hanno partecipato alla scuola hanno infatti chiesto approfondimenti verticali sui propri casi specifici. Non perché volessero capire meglio la tecnologia in sé, ma perché avevano iniziato a vedere applicazioni concrete nei propri processi: assistenza clienti, gestione delle richieste, utilizzo della conoscenza aziendale, supporto operativo e produttività individuale.
Per me questo è sempre un buon segnale.
Quando una formazione genera domande operative invece di discussioni teoriche significa che il tema è stato compreso e che le organizzazioni stanno iniziando a ragionare in termini di utilizzo reale.
Forse è proprio per questo motivo che il CIS ha deciso di riproporre l'iniziativa anche in autunno, ampliandola.
E di questo desidero ringraziare in particolare Anna Balboni, che ha creduto nel progetto fin dalla prima formulazione e che mi ha coinvolto nuovamente come docente.
La novità più interessante non è però la semplice ripetizione dei corsi già svolti.
Se a luglio il percorso era composto da due giornate, a novembre i corsi diventano tre.
La ragione è semplice: nel frattempo il mercato è cambiato ancora.
Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo di AI agentica. Sempre più piattaforme stanno evolvendo da semplici assistenti conversazionali a sistemi in grado di pianificare attività, coordinare passaggi operativi e collaborare con le persone all'interno dei processi di lavoro.
Per descrivere questa evoluzione sta emergendo sempre più spesso il concetto di cowork digitale.
Un cowork digitale non è semplicemente un chatbot più intelligente. È un sistema che utilizza il contesto disponibile, recupera informazioni, supporta decisioni, coordina attività e collabora con l'utente nel raggiungimento di un obiettivo.
È il passaggio dall'assistenza alla collaborazione.
Per questo motivo la nuova edizione della scuola sarà strutturata su tre livelli progressivi:
progettare e costruire agenti AI;
applicare gli agenti ai processi di assistenza e customer care;
lavorare con un cowork digitale all'interno dell'ecosistema Microsoft 365 Copilot.
Più che tre corsi separati, li vedo come tre tappe di uno stesso percorso evolutivo.
Prima impariamo a costruire un agente.
Poi impariamo a utilizzarlo per un processo aziendale specifico.
Infine iniziamo a ragionare su come cambierà il lavoro quando gli strumenti AI non saranno più soltanto assistenti, ma veri collaboratori digitali.
Ed è forse questa la domanda più interessante da porsi oggi.
La vera rivoluzione dell'intelligenza artificiale riguarda gli strumenti che utilizziamo oppure il modo stesso in cui decidiamo di organizzare il lavoro?



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