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Industriali Reggio Emilia: la mia docenza per la Scuola di Intelligenza Artificiale

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

La seconda edizione della Scuola di Intelligenza Artificiale proposta da CIS Formazione (Industriali Reggio Emilia) si colloca in un momento preciso: quello in cui l’AI non è più una curiosità tecnologica, ma un fattore operativo che impatta processi, ruoli e responsabilità all’interno delle organizzazioni. Il valore dell’iniziativa sta proprio nell’impostazione: non un corso unico e generalista, ma un percorso articolato in più moduli, ciascuno con un obiettivo formativo chiaro.

Il programma è composto da cinque corsi distinti, progettati per coprire diverse dimensioni dell’Intelligenza Artificiale, dall’inquadramento concettuale agli impatti applicativi. Questa struttura modulare consente di evitare uno degli errori più comuni nella formazione sull’AI: trattarla come un insieme indistinto di strumenti, anziché come un sistema che coinvolge tecnologia, dati, persone e governance.


Perché una “scuola” e non un singolo corso

Parlare di “scuola” non è una scelta lessicale neutra. Significa riconoscere che l’Intelligenza Artificiale richiede continuità didattica, progressione dei contenuti e coerenza terminologica. Un corso isolato può introdurre concetti o mostrare casi d’uso, ma difficilmente fornisce criteri solidi per orientarsi nel tempo.

La logica della scuola, invece, permette di:

  • distinguere tra principi di base e applicazioni avanzate;

  • chiarire cosa l’AI può fare oggi e cosa non è realistico aspettarsi;

  • collegare le scelte tecnologiche alle implicazioni organizzative e decisionali.

Questo approccio è particolarmente rilevante per contesti aziendali e professionali, dove l’adozione dell’AI non è mai solo tecnica.


I corsi come unità autonome ma coerenti

Un elemento interessante del percorso è che i cinque corsi sono autonomi, ma progettati per dialogare tra loro. Ogni modulo affronta un ambito specifico, mantenendo però una coerenza di fondo su definizioni, concetti chiave e limiti dell’Intelligenza Artificiale.

All’interno di questo impianto, io sarò docente in due dei cinque corsi. Il mio contributo si inserisce in modo mirato, su temi che riguardano l’uso consapevole dell’AI nei processi informativi e decisionali, più che sull’aspetto puramente tecnico o algoritmico. Non si tratta quindi di “insegnare tool”, ma di fornire criteri per capire quando, come e perché usare (o non usare) soluzioni di Intelligenza Artificiale.


Dall’entusiasmo alla responsabilità operativa

Uno dei rischi più evidenti oggi è l’adozione entusiastica ma superficiale dell’AI. Molte organizzazioni sperimentano strumenti generativi senza una chiara definizione degli obiettivi, dei dati coinvolti o delle responsabilità. Un percorso formativo strutturato serve proprio a colmare questo vuoto.

La Scuola di Intelligenza Artificiale 2026 affronta l’AI come:

  • tecnologia abilitante, non autonoma;

  • scelta organizzativa, non solo IT;

  • tema di competenze, non di moda.

Questo significa aiutare i partecipanti a sviluppare un linguaggio comune sull’AI, condizione necessaria per prendere decisioni informate e sostenibili nel tempo.


Un’impostazione utile anche oltre l’aula

Un altro aspetto rilevante è che i contenuti non sono pensati per restare confinati al momento formativo. I concetti, le distinzioni e i criteri proposti sono riutilizzabili nella pratica quotidiana: nella valutazione di progetti, nel dialogo con fornitori tecnologici, nella definizione di policy interne.

In questo senso, la Scuola non promette “soluzioni pronte”, ma capacità di giudizio. Ed è probabilmente questo il valore più duraturo in un ambito che evolve rapidamente come quello dell’Intelligenza Artificiale.


In sintesi

La seconda edizione della Scuola di Intelligenza Artificiale di CIS Formazione rappresenta un tentativo concreto di portare ordine, metodo e profondità in un tema spesso trattato in modo frammentario. La scelta di articolare il percorso in cinque corsi, con docenze differenziate e complementari, va nella direzione giusta: formare persone che sappiano comprendere l’AI prima ancora di usarla.

La vera domanda, a questo punto, non è se l’Intelligenza Artificiale entrerà nei processi organizzativi, ma con quali criteri e con quale livello di consapevolezza.

 
 
 

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