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La mia collaborazione con IFOA: quando insegni l'Intelligenza Artificiale e scopri che il vero tema è un altro

  • 5 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

In quest'ultimo anno mi è capitato di collaborare con IFOA e di rogettare e tenere corsi molto diversi tra loro. Alcuni avevano nel titolo l'Intelligenza Artificiale, altri il marketing digitale, altri ancora il PNRR, la sostenibilità o l'analisi dei dati. A guardarli da fuori sembravano percorsi distinti. A guardarli da dentro raccontavano tutti la stessa storia.

La storia non era l'AI.

La storia era il cambiamento.

Questa è una delle cose più interessanti che ho imparato lavorando con persone provenienti da aziende, studi professionali, enti e organizzazioni molto diverse. Quando le persone si iscrivono a un corso di Intelligenza Artificiale pensano di venire a imparare uno strumento. Dopo poche ore si rendono conto che il tema è molto più ampio.

L'Intelligenza Artificiale non è un software.

È un catalizzatore.

Un catalizzatore è qualcosa che accelera una trasformazione già in corso. Se un'organizzazione ha processi inefficienti, l'AI renderà evidente il problema. Se un'organizzazione lavora bene, l'AI potrà amplificarne l'efficacia. In entrambi i casi, il punto non è la tecnologia. Il punto sono le persone, i dati, i processi e le decisioni.

Lo stesso fenomeno emerge nei corsi di marketing digitale.

Molti partecipanti arrivano cercando strumenti per creare contenuti, automatizzare attività o produrre materiali più velocemente. Dopo qualche lezione emerge però una domanda più importante: "Che cosa stiamo cercando di comunicare?". La velocità diventa utile solo quando esiste una strategia. Diversamente si rischia di generare più contenuti senza generare più valore.

Anche i percorsi dedicati al PNRR e alla digitalizzazione delle imprese portano nella stessa direzione.

Spesso si parla di incentivi, investimenti, innovazione e competitività. Sono temi importanti, ma il vero fattore differenziante non è il finanziamento ricevuto. È la capacità di un'organizzazione di trasformare quell'opportunità in un cambiamento concreto. La tecnologia è una leva. Non è il risultato.

Lo stesso vale per la sostenibilità.

Molte aziende affrontano il tema come un insieme di obblighi normativi o di attività da rendicontare. In realtà la sostenibilità diventa interessante quando viene collegata a dati, processi, monitoraggio e capacità decisionale. In quel momento smette di essere un adempimento e diventa uno strumento di gestione.

Se metto insieme tutti questi percorsi formativi, emerge un elemento comune.

Non stiamo formando persone all'uso di nuovi strumenti.

Stiamo aiutando persone e organizzazioni a ragionare in modo diverso.

Questa distinzione è importante perché spesso si confonde la trasformazione digitale con l'adozione di tecnologie digitali. Le due cose non coincidono.

Comprare un nuovo software non significa innovare.

Utilizzare un chatbot non significa trasformarsi.

Automatizzare un processo inefficiente non significa migliorarlo.

La trasformazione digitale avviene quando un'organizzazione ripensa il proprio modo di lavorare sulla base di tre elementi:

  • dati affidabili;

  • processi chiari;

  • competenze adeguate.

Solo dopo arrivano gli strumenti.

Per questo motivo i corsi più utili non sono quelli che insegnano semplicemente come utilizzare una piattaforma. Sono quelli che aiutano a capire perché utilizzare quella piattaforma, in quale contesto, con quali vantaggi e con quali limiti.

L'Intelligenza Artificiale, il marketing digitale, l'analisi dei dati, la sostenibilità e l'innovazione sembrano discipline diverse. In realtà rappresentano prospettive differenti dello stesso fenomeno: l'evoluzione delle organizzazioni in un contesto sempre più digitale e sempre più complesso.

Forse il compito più interessante della formazione oggi non è insegnare una tecnologia.

È aiutare le persone a sviluppare criteri per decidere quando una tecnologia ha davvero senso.

E questa, probabilmente, è una competenza che resterà utile molto più a lungo di qualsiasi strumento oggi sulla cresta dell'onda.

La domanda, allora, non è quale tecnologia impareremo a usare domani. La domanda è: le nostre organizzazioni sono davvero pronte a cambiare il modo in cui prendono decisioni?

 
 
 

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